Welfare: il ruolo dell’imprenditoria sociale

By Elena Merlo 12 months agoNo Comments
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A fronte del restringimento del perimetro dell’intervento pubblico nel campo dei servizi di welfare (sanità assistenza e previdenza in canicolare), il sistema delle imprese ha fornito alcune risposte attraverso l’offerta di servizi rivolti ai propri dipendenti. Queste iniziative (sanità integrativa, welfare aziendale, fondi pensione di categoria o aziendali) rappresentano tuttavia una soluzione parziale, soprattutto in relazione all’ambito di applicazione: esse infatti riguardano principalmente lavoratori dipendenti di imprese medio grandi con contratti a tempo indeterminato.

Ma nella situazione attuale, caratterizzata da una crisi profonda del modello occupazionale classico, con una crescente fascia della popolazione, in particolar modo under 35, colpita come mai nel passato da una dilagante disoccupazione (con tassi di inattività senza precedenti storici a partire dagli anni 50), è evidente come la soluzione offerta negli anni ’90 fino a inizio millennio dal welfare aziendale non possa più costituire una risposta adeguata all’arretramento del welfare state. Esiste infatti una vasta e crescente platea di cittadini che non possono accedere a questi benefici, vuoi perché i loro datori di lavoro non sono in grado di fornirli, vuoi perché hanno vite professionali discontinue. Si tratta di dipendenti di piccole o micro imprese di lavoratori autonomi di professionisti non iscritti ad albi di lavoratori precari.

La loro posizione è aggravata dal fatto che si tratta di soggetti disabituati alla ricerca di soluzioni collettive, scarsamente aggregati in corpi intermedi in grado di mediare con il sistema di offerta. In buona sostanza, una quota significativa di un’intera generazione manca di un adeguato grado di consapevolezza su quanto il sistema di welfare pubblico sia in grado di offrire loro e non conosce (in molti casi perchè non esistono) degli strumenti per far fronte al probabile disagio in cui sempre più spesso si trovano e si troveranno.

In questo contesto, si può dunque asserire che oggi più che mai in Italia (e in generale in tutti i paesi occidentali interessanti dai medesimi fenomeni socioeconomici descritti) ci sia un enorme bisogno latente e largamente insoddisfatto di trovare risposte negli alvei dell’assistenza, dell’inclusione, dell’accessibilità e della sanità, elaborando modelli alternativi e innovativi in grado di colmare il grande gap esistente tra il vecchio modello pubblico e quello puramente di mercato. Tale mercato è talmente ampio da non essere più saturato dall’offesa del Terzo Settore, che in particolar modo in Italia ha sempre trovato in questo interstizio la sua naturale collocazione. Per ragioni di insufficienza di capacità di offesa, scarsa efficienza produttiva, crisi di legittimazione (specie agli occhi delle nuove generazioni) e ridimensionamento del meccanismo finanziamento statale (ad esempio mediante il meccanismo della convezione) anche le cooperative e le organizzazioni non profit hanno l’esigenza di innovarsi nel modo di occupare questo spazio di mercato.

Non sorprende dunque il moltiplicarsi di esperienze imprenditoriali, talvolta legate e talvolta no a cooperative e imprese sociali storiche, che sfruttando il potenziale delle nuove tecnologie e/o innovando i modelli di sevizio, hanno occupato con successo questo vuoto di mercato. Ad esempio oggi si contano nel mondo oltre 100 mila app (per Apple e Android) che si occupano di salute, un mercato gigantesco che è raddoppiato negli ultimi due anni. Dal calcolo delle calorie, al controllo della dieta, fino ad avere un contatto costante con il proprio specialista, sono migliaia le startup che stanno investendo in questo settore e, secondo le previsioni, entro la fine del 2017 il mercato delle health app, le app della salute appunto, toccherà i 26 miliardi di dollari.

Alcuni esempi:

HEALTHASSIST

Una app disegnata per aiutare le persone che devono prendere medicinali quotidianamente, a gestire meglio i propri problemi di salute. Dotata di un calendario e di una sveglia, HealthAssist ricorda al paziente quando deve prendere le medicine e suggerisce anche quando è necessario mettere in agenda una visita di controllo e rinnovare le ricette mediche.

HEALTHTAP

Un social network completamente dedicato al rapporto medico/paziente, che permette agli utenti di trovare risposte ai quesiti più comuni grazie all’aiuto di oltre 36 mila medici iscritti e di entrare in rete con gli specialisti prenotando visite mediche e offrendo ai pazienti la possibilità di valutare le cure ricevute e di leggere le opinioni lasciate dagli altri utenti.

DOCTORIALIA

Nata in Spagna, l’app punta a diventare il punto di riferimento per chiunque intenda cercare e prenotare visite mediche presso professionisti privati e centri pubblici. Il sevizio permette di localizzare lo studio medico, effettuare la prenotazione della visita direttamente online e offrire un feedback sulle cure ricevute. Diventata popolarissima con 8 milioni di utenti al mese, Doctoralia è oggi presente in 20 paesi.

PINGMD

Offre un sevizio per avere filo diretto con il pediatra 24h, nel cuore della notte, durante le feste o quando si è lontani da casa. Lo scorso anno la startup newyorkese ha raccolto 1.33 milioni di dollari ed ora è pronta per lanciare l’omonima applicazione smartphone, in grado di mettere in connessione genitori e pediatri. Pingmd permette ai genitori di porre al proprio medico domande specifiche sulla salute dei propri figli con il supporto di foto e video. La modularità e scalabilità della soluzione hanno portato i founder a proporre la propria infrastruttura IT a tutte le strutture (ospedali, cliniche, case di riposo) private e pubbliche per gestire flussi di comunicazione, informazioni e comunicazioni tra personale medico, pazienti e care giver.

Altro settore che recentemente vive un notevole fermento è senza dubbio quello delle tecnologie assistive. Il termine tecnologie assistive deriva dall’inglese assistive technology e sostituisce la parola ausilio. In particolar modo la parola assistive indica l’impiego che queste tecnologie hanno nel facilitare l’interazione uomo-macchina per persone diversamente abili. L’implementazione di tali tecnologie, nel vissuto quotidiano di una persona, può aiutarla a esprimere il suo naturale potenziale e a rimanere più facilmente inserita nel tessuto sociale e produttivo. Le tecnologie assistive si inseriscono a pieno diritto tra le innovazioni che recentemente hanno contribuito a migliorare la vita delle persone disabili, facendole sentire parte viva della società e del mondo produttivo. Molti ricercatori e operatori del settore sottolineano inoltre come questi strumenti possano costituire anche il mezzo privilegiato per supportare ed agevolare il processo inclusivo sociale. Le tecnologie assistive infatti contribuiscono a semplificare la vita di ogni persona disabile, grazie all’utilizzo di strumenti tecnologici in grado di sopperire alle difficoltà che si presentano spesso in tali soggetti.

La diffusione capillare di tecnologie a basso costo, il notevole incremento delle potenzialità e capacità di calcolo dei device in commercio (PC laptop smartphone, tablet console da gioco, etc.), la diffusione di modelli software as a service e di sevizi cloud costituiscono un ecosistema assolutamente fertile per lo sviluppo e il miglioramento continuo di soluzioni tecnologiche assistive a forte carattere di innovatività e con notevole potenzialità di generare impatto. Non sorprende dunque che anche in questo ambito di recente si siano moltiplicati i casi di successo di piccole startup che, nate dalla lettura del puntuale bisogno di una canicolare tipologia di utenza, spesso in uno specifico contesto cittadino siano poi riuscite a costruire un modello di business sostenibile e scalabile, diventando nel volgere di pochi anni, allo stesso tempo imprese di successo, strumenti di inclusione per categorie svantaggiate e risposte efficaci ai bisogni di servizi di assistenza sanitaria e domiciliare.

cambiaMENTI vuole fare emergere e dare sostegno a idee di impresa a impatto sociale simili a quelle descritte. In particolar modo per coloro the stanno pensando a un prodotto/servizio che possa dare risposte efficaci e innovative ai bisogni afferenti alla sfera del welfare, della sanità e dei servizi alla persona, c’è tempo fino al 2 Gennaio per iscriversi al bootcamp di Sassari del 29 e 30 Gennaio specificatamente dedicato a questi settori. Ci sarà l’opportunità di confrontarsi con imprenditori che già oggi stanno innovando in queste aree, di avere un primo supporto esperto e competente nella strutturazione del prodotto/sevizio e di ricevere indicazioni e suggerimenti per applicare alla successiva selezione per l’ammissione alla fase di incubazione del percorso cambiaMENTl e avere la possibilità di accedere a un voucher di 7.000 € per realizzare un MVP del prodotto/sevizio.

Category:
  Welfare
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